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PCOS e infertilità femminile: a cosa serve l’inositolo

Donna assume inositolo per problemi di ovaio policistico

Inositolo: a cosa serve e come assumerlo

Quando si parla di inositolo – e in particolare di myo-inositolo – l’associazione è quasi inevitabile: ci riferiamo alla sindrome dell’ovaio policistico, un disordine molto diffuso fra le donne in età fertile e altrettanto temuto, considerato che rappresenta la causa n. 1 della cosiddetta infertilità femminile anovulatoria.

Come noto, la PCOS è una sindrome insidiosa e complessa da diagnosticare: l’irregolarità dei cicli mestruali, infatti, rappresenta solo un primo campanello d’allarme che si accompagna a caratteristiche molto diverse fra loro.  Fra queste ci sono i disturbi metabolici, inclusa l’insulino-resistenza.

Ma qual è, più esattamente, il legame fra queste problematiche e come agisce l’inositolo nel trattamento dell’ovaio policistico? Proviamo a spiegarlo in sintesi.

Per cosa si usa

Gli approcci ai problemi di fertilità femminile, come noto, sono piuttosto eterogenei. Tra le strategie più diffuse c’è la prescrizione della pillola anticoncezionale, cui si affiancano terapie più controverse come la metformina, un farmaco ad azione anti-iperglicemica che può accompagnarsi a effetti collaterali significativi.

L’uso degli inositoli rientra nel tentativo di offrire risposte alternative e sicure alla sindrome PCOS anche se, a ben vedere, non si tratta di un impiego esclusivo.

Gli integratori a base di inositolo hanno diverse indicazioni ma l’uso prevalente resta, in ogni caso, la regolarizzazione della funzionalità ovarica e il miglioramento del benessere in caso di alterato metabolismo degli zuccheri.

Come agisce

Come già accennato, può esistere un legame fra disturbi ovulatori e funzione metabolica. Anche se non rientrano nei cosiddetti criteri di Rotterdam – incentrati, sostanzialmente, sulla presenza di oligomenorrea e amenorrea e sui segni di iperandrogenismo – i disordini di tipo metabolico e l’insulino resistenza sono spesso riscontrati nelle donne con sindrome PCOS.

Rispetto alle donne normopeso, quest’ultima caratteristica risulta molto più diffusa fra le donne obese, ma presenta comunque un’incidenza significativa. E qui veniamo all’inositolo, o meglio agli inositoli. Questo tipo di composti – noti anche come vitamina B7 – si presentano in natura in forme diverse ed sono coinvolti in diversi e importanti processi biologici, legati soprattutto al signalling cellulare.

Nell’organismo umano si ritrovano due tipi di molecole, entrambe attive come “secondi messaggeri dell’insulina”. Si tratta, più nel dettaglio, del myo-inositolo e del D-chiro inositolo, rispettivamente coinvolti nel trasporto e nell’utilizzo del glucosio, e nella sintesi e storage del glicogeno. Dopo aver fatto questa lunga premessa, scopriamo più da vicino la funzione dell’inositolo e come assumerlo.

Come assumere l’inositolo

Perché l’inositolo può rappresentare una via alternativa ed efficace al trattamento della sindrome dell’ovaio policistico? La fiducia nell’utilizzo dell’inositolo deriva da diversi studi che ne hanno testato l’efficacia in termini di ripristino e miglioramento della funzionalità ovarica.

Il punto di partenza di queste ricerche è la constatazione che, nelle donne affette da PCOS, esiste un’alterazione del metabolismo degli inositoli. Più precisamente, nel rapporto tra myo e D-chiro inositolo che risulta sbilanciato a favore del secondo. Bisogna tenere presente che, inoltre, il myo-inositolo agisce anche come secondo messaggero dell’ormone follicolo-stimolante (FSH).

Appare intuitivo, quindi, come sia importante riequilibrare questo rapporto per normalizzare i parametri ormonali (in aggiunta a quelli metabolici). Una considerazione fondamentale riguarda il dosaggio dell’inositolo: come assumerlo?

Le ricerche hanno messo in luce come il trattamento più efficace coincida con la somministrazione di myo e d-chiro inositolo nel rapporto 40:1. Oltre che sulla proporzione fra le due molecole, l’attenzione è stata posta sulla doppia somministrazione giornaliera degli integratori, in capsule soft-gel o in polvere. In riferimento a quest’ultima formulazione è consigliata l’assunzione lontano dai pasti, in ogni caso l’assunzione deve avvenire sempre dietro consiglio del medico curante.

Articolo sponsorizzato.

Fonti scientifiche

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