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Una pratica yoga, la respirazione del vittorioso (ujjayi)

Il vittorioso, ujjayi, respirazione yoga, respirazione,

La respirazione è l’immagine di come siamo in un determinato momento; secondo lo yoga, basta osservare attentamente come una persona respira per conoscere il suo stato fisico e mentale.

La respirazione yogica

Respirando coscientemente posso influenzare la mia salute olistica. La respirazione yogica – il pranayama – ha lo scopo di raggiungere il massimo della capacità respiratoria, dell’inspiro e dell’espiro. In pratica possiamo dire che il Pranayama è l’allungamento, con presenza, della respirazione. Quanto più calmo la respirazione, tanto più calmo il mio corpo, la mia mente, le mie emozioni.  Una delle tecniche di pranayama, particolarmente interessante da praticare, è l’ujjayi.

Cos’è ujjayi

La respirazione viene frenata attraverso la contrazione parziale della glottide, si contraggono i muscoli del collo, vicino all’inserzione delle clavicole, come quando deglutiamo o alitiamo sugli occhiali per pulirli.
Favorisce l’allungamento della respirazione. La frizione dell’aria così frenata, genera un suono sordo e continuo. Dico subito che è da evitare in caso di faringite, tracheite, e prolasso delle corde vocali.

La mia pratica di respirazione

Attraverso l’udito divento più cosciente del respiro. Se il suono è regolare, anche il respiro è regolare, mi permette di sentire se sono presente al momento o se la mia respirazione è diventata discontinua perché i miei pensieri mi stanno portando altrove. Assaporo a poco a poco l’aria che entra dalle narici, la sento scendere nella gola, mi porta pace, il tempo rallenta.

Espiro

Mi pulisco, con attenzione verso ciò che esce, che si allontana, da cui mi libero.

Inspiro

L’aria entra quasi in punta di piedi, gentilmente, l’accolgo. Non c’è violenza, usurpazione; è un respiro dolce, delicato. C’è volontà, determinazione, fermezza.  Lo lascio fluire in me.

Espiro

Lo faccio con la stessa determinazione che si ha quando si decide di far pulizia nel ripostiglio, sto attenta a ciò che butto, mi libero di ciò che non mi serve, faccio spazio al nuovo inspiro, alla nuova esperienza.
Un altro “inspiro” e la magia del respiro si ripete, ogni atto è nuovo; posso farlo restando aperta, accogliendo.

Il cambiamento avviene ad ogni atto respiratorio, anche quando non si ha coscienza di ciò, le cellule del nostro corpo si rinnovano ogni volta. Se sono presente posso partecipare, osservare.

La meraviglia, lo stupore in ogni nuovo respiro!

La mia respirazione diventa una meditazione: ascolto il leggero suono del mio respiro, che diventa sempre più silenzioso, intimo, udibile solo da me. Il suono mi riporta costantemente al momento presente, a ciò che sto facendo.

Sento chi sono ora, fuori dalla dimensione spazio-tempo.
Continuo a respirare senza aspettative, accetto ciò che c’è.
Non forzo, scopro quello che c’è già in me.

Oltre i nostri limiti

Cerchiamo lo straordinario, il nuovo al di fuori di noi, attraverso esperienze al limite, cerchiamo di superare i nostri limiti all’esterno, ma possiamo sperimentarli ogni volta che contattiamo il nostro respiro.

Ogni nuovo respiro è come aprire una porta verso lo sconosciuto, qualcuno però potrà anche decidere di tenere porte e finestre chiuse e restare in un’aria viziata, ma sicura perché nota.

A noi la scelta.

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